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Il mercato canadese ha sempre dimostrato di apprezzare i prodotti alimentari italiani. Dai dati Istat infati risulta che le esportazioni Made in Italy in Canada hanno raggiunto quota 850 milioni di euro, frutto di un andamento dell’export agroalimentare italiano in crescita negli ultimi quattro anni. Dal 2015 al 2019, infatti, le esportazioni Made in Italy verso il Canada sono cresciute del 28%, di sei punti percentuali in più rispetto all’incremento delle stesse verso il resto del mondo (+22%). Il primo semestre del 2019 non ha di certo smentito questo flusso di crescita: infatti, se si analizzano i dati relativi all’export agroalimentare italiano da gennaio a giugno, il mercato canadese rappresenta uno dei primi sbocchi commerciali, superando con quota +16% anche la Germania, la Francia e gli Stati Uniti, che presentano rispettivamente quota -8%, +7% e +10%.

ASSICA in una nota del 11 Febbraio 2015 riportava “…Si completa così l’offerta dei prodotti esportabili nel continente Nord americano e in particolare in un mercato strategico quale quello canadese dove i salumi italiani sono già conosciuti ed apprezzati. Mercato che negli ultimi cinque anni (2008-2013), grazie all’apertura prima ai prodotti stagionati per più di 90 giorni e poi a quelli stagionati almeno 30 giorni, ha registrato un +60,8% in quantità per 791 tonnellate e un +63,6% in valore per 8,4 milioni di euro. Un dato, questo, che si è ulteriormente rafforzato nel 2014. I primi 10 mesi del 2014 registrano, infatti, rispetto allo stesso periodo 2013 un ulteriore +17,2 in quantità e un +16,1% in valore”.

Le importazioni di salumi italiani in Canada rappresentano il 76,8% di tutte le importazioni di salumi dall’UE.

Un mercato, il Canada, che a partire dal 15 Gennaio 2019 ha aggiornato il sistema normativo di sicurezza alimentare con l’entrata in vigore del Safe Food for Canadians Regulation (SFCR).

La nuova normativa ha lo scopo di rendere il sistema alimentare canadese ancora più sicuro, mettendo l’accento sulla prevenzione, impedendo l’ingresso nel mercato canadese degli alimenti considerati a rischio. Il SFCR, che riunisce 14 regolamenti preesistenti in un unico regolamento consolidato, prevede che coloro che importano o esportano prodotti alimentari o che li vendono nel mercato interno, debbano ottenere una nuova licenza; debbano elaborare dei piani di prevenzione che prevengano i pericoli per la sicurezza alimentare e debbano sviluppare delle procedure per eliminare tali pericoli. Il regolamento è entrato in vigore il 15 gennaio 2019 con una applicazione graduale che si concluderà nell’arco di 12-30 mesi, a seconda del prodotto, del tipo di attività e della dimensione dell’azienda.

Il Ministero della Salute Italiano, con nota del 27 febbraio 2019 si è occupato dell’argomento https://www.anmvioggi.it/images/NOTA_DGISAN_copy.pdf

La circolare però sembra focalizzare la propria attenzione solo su aspetti della normativa che si possono ritenere marginali e non sembra tenere nella dovuta considerazione i temi che sono quelli che più rilevano per le aziende italiane. Al contrario, sul sito della Canadian Food Inspection Agency – CFIA (l’Agenzia canadese che si occupa di sicurezza alimentare) https://www.inspection.gc.ca/food-safety-for-industry/eng/1299092387033/1299093490225 viene riportato tutto quanto necessario all’esportatore straniero per poter continuare a svolgere la propria attività di esportazione verso il Canada. Del resto, se è vero, come si legge nella nota ministeriale, che la normativa canadese, in quanto legge canadese, si applica solo in Canada, è altrettanto vero che l’importatore canadese, responsabile in ultima istanza, dinanzi alle autorità canadesi, per le merci importate, richiederà all’esportatore straniero, il rispetto, nel ciclo produttivo e nell’impianto di produzione, di quelle (nuove) norme sulla sicurezza alimentare che richiedono il rispetto di determinati parametri.

Peraltro, il nostro Ministero, tra il dicembre 2016 e l’agosto 2018, si era già occupato di una questione analoga, in occasione dell’entrata in vigore della nuova normativa sulla sicurezza alimentare negli USA: il Food Safety Modernization Act (FSMA). Malgrado le rassicurazioni che anche in quel caso vennero fornite dalle nostre autorità, molti esportatori italiani si sono visti raggiungere da notifiche di ispezioni ufficiali da parte della Food and Drogue Administration o richieste da parte di importatori USA, di documentazioni obbligatorie in base alla nuova normativa. Così come dapprima avvenuto con il FSMA (per gli USA)  è oggi il SFCR (per il Canada) a essere potenzialmente idoneo a creare problemi alle aziende italiane, in assenza di un loro adeguarsi alla citata normativa.

Peraltro, in varie occasioni ufficiali, alle quali ci si domanda se le nostre autorità abbiano mai partecipato, le agenzie USA e canadesi hanno ribadito la necessità per gli esportatori stranieri di adeguarsi alle rispettive normative. Nello specifico, proprio nello stesso periodo in cui veniva pubblicata la citata circolare ministeriale, a Nizza, dal 25 al 28 Febbraio si teneva la GFSI Conference 2019, nel corso della quale la Food and Drug Administration (FDA) e la Canadian Food Inspection Agency (CFIA), con i rispettivi Direttori, incontrando tutti gli operatoripubblici e privati, hanno spiegato i nuovi requisiti previsti dalle loro rispettive normative. Nello specifico, Lyzette Lamondine, Executive Director CFIA, durante il suo intervento del 27 Febbraio, riassumeva come il SFCR prevedesse l’obbligo per l’Importatore canadese di dimostrare agli Ispettori CFIA di aver verificato che ciascun “Foreign Supplier” avesse rispettato i nuovi requisiti del SFCR applicabili ai prodotti importati. Peccato che la Nota Ufficiale dello stesso giorno 27/02/2019 del Ministero della Salute Italiano, riportasse il contrario!

Segui l’intervento di Lyzette Lamondine, Executive Director CFIA:

Del resto, come poc’anzi riferito, tutto è riportato, in modo semplice e chiaro, sul portale CFIA, dove, relativamente al SFCR, alla voce obblighi per gli importatori, viene spiegato cosa questi dovranno richiedere ai foreign supplier secondo il SFCR, l’importer Canadese è responsabile di garantire che il fornitore straniero produca, prepari, immagazzini, confezioni ed etichetti l’alimento prima che sia importato in Canada alle stesse condizioni richieste in Canada. I fornitori stranieri devono essere consapevoli dei requisiti di sicurezza alimentare canadesi ed essere disposti ed in grado di fornire le informazioni necessarie per dimostrare che i controlli sulla sicurezza alimentare siano in atto.

Nel caso di carne e crostacei, è possibile importare solo da paesi che dispongono di un sistema di sicurezza alimentare che la CFIA ha approvato e riconosciuto e che fornisce lo stesso livello di protezione di quello previsto dal Safe Food for Canadians Act e dai suoi regolamenti. È possibile trovare un elenco di sistemi di ispezione di carne e crostacei approvati e di stabilimenti approvati per carne e crostacei negli stabilimenti di paesi esteri idonei a esportare prodotti a base di carne in Canada e nelle pagine web di importazione di molluschi vivi e crudi”.

Sempre con riferimento al SFCR, il Ministero della Salute italiano, ha emesso la nota 2 Luglio 2020: (https://www.anmvioggi.it/images/NOTA_DGISAN_REQUISITI_AGGIUNTIVI_EXPORT_CANADA.pdf) con la quale, pur dando atto che il mancato riallineamento, entro il 31 dicembre 2020, delle imprese che esportano carne e prodotti a base di carne verso il Canada, ai 3 requisiti indicati dalla CFIA potrebbe comportare  la cancellazione degli operatori dalla lista degli impianti autorizzati all’export verso il Canada, ha omesso di riferire altri elementi estremamente rilevanti circa gli adempimenti che gli esportatori italiani debbono rispettare.

Nella stessa nota, infatti, si legge che: “sono esclusi dall’applicazione delle presenti disposizioni gli impianti produttivi che per la stessa tipologia di prodotto hanno anche l’autorizzazione all’export verso gli Stati Uniti d’America poiché detta autorizzazione assicura il rispetto dei requisiti addizionali richiesti per il Canada”. Tale affermazione non appare corretta e, a parare di chi scrive, può ingenerare confusione e indurre in errore, con gravi conseguenze per il settore.

La normativa canadese e quella americana non sono equivalenti (nota chiaramente descritta nell’accordo di equivalenza sulla sicurezza alimentare sottoscritto da Canada ed Usa dove il comparto carne, pesce, uova ed altri mantengono rispettivi differenti requisiti);i i parametri sui limiti della microbiologia sono completamente infatti divergenti: CFIA-Lysteria m. <100 CFU mentre in USA per FSIS Lysteria m. = Assente. Ciò è riportato anche dal sito ufficiale della CFIA che riporta diversi import refusal per aziende americane che esportano carni in Canada. La non corretta comprensione della normativa canadese rischia di travolgere un settore nel quale l’Italia vanta eccellenze assolute con fatturati in forte crescita, pari, come si è accennato, a 850 milioni di euro nel 2018 e che, nonostante il Covid , continua la sua crescita.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]ESI da sempre a supporto delle industrie alimentari Italiane leader sulle normative di sicurezza alimentare Nord Americane e nello specifico per tutti gli aspetti di adeguamento alla normativa Canadese per:

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